Cessione del quinto da 8.000 euro con stipendio di 1.600 euro, negata perché in maternità. E' normale? E cosa si può fare?
Il congedo obbligatorio non determina la negazione di una cessione. Quello che pregiudica la riuscita è, spesso, il potenziale congedo facoltativo.
Domanda:

Buongiorno,
sono una lavoratrice a tempo indeterminato come cucitrice industriale.
Da quattro mesi sono in maternità anticipata, mi servono 8000 euro per lavori in casa ma non posso fare la cessione del credito.
Ho chiesto ad una finanziaria di cui non dico il nome di fare una cessione del quinto ma mi è stata rifiutata anche se io prendo 1600 euro al mese e la rata ci sarebbe rientrata sicuro.
Loro mi hanno detto che essendo in maternità non erogano, devo aspettare di rientrare in servizio e poi farmi risentire.
Devo seguitare a cercare presso altre finanziarie e non c'è proprio modo?
Grazie
Risposta:
Gentile Utente,quando ci si trova in congedo di maternità obbligatorio o anticipato lo stipendio, come avrà potuto vedere nei quattro mesi trascorsi, subisce una riduzione all'80%.
Se Lei ci dice di avere 1.600 euro in busta, ora che è in maternità il netto si attesterà sui 1.280 euro.
In sede di definizione della cessione del quinto è dunque tale importo che andrebbe utilizzato per definire la rata, che quindi potrebbe essere al massimo pari a circa 250 euro, con variazioni di qualche decina di euro in base al numero di mensilità annue che percepisce.
Una rata del genere, seppur inferiore a quella che potrebbe pagare fuori dal congedo di maternità, sarebbe ampiamente idonea a restituire un prestito di 8.000 euro, anche in un tempo considerevolmente inferiore ai dieci anni oltre il quale la cessione del quinto non può andare.
Cosa è successo dunque?
In primo luogo la finanziaria interpellata potrebbe avere avuto dei dubbi da un punto di vista strettamente commerciale, quindi non aver trovato interesse ad erogare a queste condizioni.
In secondo luogo, e questo è quello che generalmente succede, la stessa finanziaria avrà temuto che a fine congedo ordinario Lei possa richiedere un periodo di congedo facoltativo.
In tale periodo lo stipendio verrebbe ulteriormente ridotto, passando dall'80% al 70%, e la legge prevede che in questa condizione la rata della cessione del quinto cessi di essere addebitata, per essere messa "in coda" al piano di ammortamento.
In altri termini, Lei smetterebbe di pagare le rate per qualche mese (durante il congedo facoltativo) per recuperare poi a fine prestito con un allungamento di pari numero di mesi del piano di restituzione.
Su quelle ultime rate ci sarebbero degli interessi di mora, ma per importi non certo particolarmente onerosi.
A prescindere da questo rientro, ecco che la finanziaria potrebbe aver negato l'erogazione per non dover subire questi eventuali mesi senza il flusso regolare della rata.
In più, la polizza assicurativa rischio impiego in questi casi non copre, perché effettivamente l'impiego Lei non lo avrebbe perso.
Per uscire da questo impasse l'unica soluzione è attendere il rientro in servizio.
Nulla esclude che Lei possa provare presso altre finanziarie ma, a nostro modo di vedere, l'atteggiamento tenuto dalla prima è probabilmente il medesimo che terrebbero le altre.
Una ultima osservazione:
Lei nella domanda è partita subito con il discorso cessione del quinto.
Perché non ha valutato un comune prestito personale?
Se le motivazioni sono stringenti, come ad esempio delle segnalazioni negative o un indebitamento già consistente, può anche ignorare le righe che seguono.
Se Lei ricorresse ad un prestito, ad esempio, a sessanta mesi, seppur con un taeg del 10% e quindi non certo da offerta, avrebbe una rata di 170 / 180 euro, importo che è completamente compatibile con il Suo stipendio, sia completo, sia decurtato del 20% per maternità anticipata o obbligatoria, sia decurtato al 30% per un eventuale congedo facoltativo.
Noi non ravvediamo motivazioni evidenti per cui un siffatto finanziamento non potrebbe essere erogato e, diremo di più, nemmeno verrebbe richiesta la firma di un garante, proprio in virtù della rata non elevata e del fatto che Lei è comunque una lavoratrice a tempo indeterminato.
Saluti.
La redazione
Pubblicato da: Andrea De Magistris - Aggiornato il 02-03-2021
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