Fare cessione del quinto e prestito delega per evitare pignoramenti. Ha veramente senso?

Il ricorso a prestiti pignoratizi non impedisce ad un giudice di imporre ulteriori pignoramenti e rivedere i termini degli attuali.

cessione e delega per evitare pignoramenti del giudiceL'utilizo "strategico" di prestiti che prevedono uno o più pignoramenti in busta paga, quindi cessioni del quinto e prestito delega, viene molte volte proposto al fine di limitare il raggio di azione di banche e finanziarie o, in qualche modo, di forzarli a fare ciò che si vuole.
Un esempio è quello di chiedere prima un prestito personale con rata alta, che saturi le nostre possibilità di essere ulteriormente finanziati, per poi aggiungere una Cessione del quinto ed eventualmente un Prestito delega, arrivando ad ottenere ingente liquidità ma trovandosi poi indebitati in maniera veramente pesante.
Altro stratagemma, che qui discuteremo, è quello di farsi una cessione e una delega al fine di evitare ulteriori pignoramenti relativi a debiti che abbiamo e che non stiamo pagano.
Proposto spesso da consulenti interessati più ad erogare che non a curare la nostra situazione debitoria, questo stratagemma non funziona e da luogo ad una cascata di eventi molto negativi per il debitore.

Si può pignorare anche con cessione e delega in corso

Il pignoramento di due quinti dello stipendio è un limite invalicabile ma solo per quanto attiene i finanziamenti.
E' infatti vero che se si ha una cessione in corso, non rinnovabile (si può leggere al riguardo: Rinnovo della cessione del quinto), accompagnata da un prestito delego, anche esso non rinnovabile, non c'è nessun modo per essere ulteriormente finanziati (se non ricorrendo a prestiti supportati da garanzie diverse, come il Prestito su pegno).
E' però vero che un giudice, che nella Sua azione voglia tutelare il diritto del creditore (banca, finanziaria) a recuperare i soldi dati in prestito e mai rientrati, potrà giungere a pignorare quote di stipendio fino al raggiungimento, stavolta, del 50% del totale.
La differenza tra i due quinti e il 50% è quel 10% che, nella migliore delle ipotesi, verrà pignorato a chi abbia i due quinti ceduti.

Il pignoramento del giudice incide anche sulla quota ceduta della delega

Ad ulteriore dimostrazione che non ha senso fare anche un prestito con delegazione di pagamento, dopo la cessione, al fine di porsi a riparo da pignoramenti giudiziali sta nel fatto che il giudice può agire anche sulla rata della delega.
Cosa significa questo?
Supponiamo che se noi abbiamo una massa di debiti consistente non pagati.
Su uno stipendio di 1.500 euro stiamo pagando una rata per cessione di 300 euro e una per delega di pari valore.
Il giudice potrebbe innanzitutto pignorare ulteriori 150 euro, portando il totale pignorato a 750 euro, ovvero il 50% dello stipendio.
Ma potrebbe anche disporre una riduzione forzata della rata della delega, portandola ad esempio a 200 euro.
Il nuovo quadro sarebbe dunque rata da 300 euro per cessione, 200 euro per delega, 250 euro per pignoramento giudiziale.
Risultato:
si avrà sempre il massimo del pignoramento ed una maggior durata, e relativo costo, della delega.

Farsi fare un pignoramento in busta paga ha costi molto pesanti

Stabilito dunque che non si può ricorrere a stratagemmi di questo tipo per evitare pignoramenti va aggiunto un ulteriore ragionamento che ci fa capire di quanto sia devastante anche solo provarci.
Il pignoramento giudiziale ha un costo consistente, in termini di interessi di mora e di costi legali che portano il debito oggetto di azione forzosa a lievitare anche del 100%!.
Quindi lo stratagemma corretto non è fare prestiti per evitare il pignoramento, che abbiamo visto siano del tutto vani, ma muoversi per evitare il pignoramento... e basta.
Si proceda puntando ad un accordo stragiudiziale col creditore o ad una procedura di saldo e stralcio sono le uniche vie che consentono al debito di non lievitare e, anzi, a ridursi alle volte anche in maniera notevole.
Pubblicato da: Andrea De Magistris - Aggiornato il 24-06-2021




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