Assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità: si può richiedere un prestito?

Essendo trattamenti di natura previdenziale tali redditi vengono accettati quali garanzie per un prestito, ma rimangono delle differenze da valutare.


prestito con pensione inabilitaOggi parliamo della possibilità o meno di farsi finanziare se si dispone di un reddito proveniente dall'assegno ordinario di invalididtà o della pensione di inabilità.
Non tratteremo in maniera approfondita le caratteristiche e differenze di questi due trattamenti economici se non per quanto riguarda gli aspetti fondamentali per affrontare il discorso che qui ci interessa, ossia se c'è margine o meno per richiedere ed ottenere un prestito in questa situazione.
A prescindere dalle due tipologia di reddito, indonee per se stesse per "fare le rate", andremo poi a valutare l'approccio che le finanziarie hanno con il rischio implicito di finanziare una persona dichiarata parzialmente o totalmente invalida.
Concluderemo evidenziando a quali forme di prestito ci si possa rivolgere in base alle proprie esigenze, specificatamente rispetto all'entità del prestito che si vorrebbe ottenere.

Perché sono redditi amissibili per un finanziamento?

Le due forme di reddito di cui stiamo parlando sono cosidetti trattamenti previdenziali ossia emolumenti che derivano dall'essere o essere stati assicurati ad un ente previdenziale ed aver versato in passato un certo numero di contributi.
L'esempio tipico è il lavoratore che ha sempre versato la contribuzione all'INPS e nel corso della Sua vita incappa in un problema che lo rende invalido parziale o addirittura totale.
Ebbene, grazie ai Suoi contributi regolarmente versati, riceverà l'assegno ordinario di invalidità nel primo caso o la pensione di inabilità nel secondo caso.
In pratica la Sua posizione è del tutto simile a quello di un qualunque pensionato, ossia riceve un reddito con regolarità mensile perché ha lavorato in passato e come un qualsiasi pensionato potrà ricevere dei prestiti o altre forme di credito.
L'aspetto legale che determina questo è che i trattamenti di natura previdenziale sono pignorabili:
se il nostro invalido ordinario, parziale o totale, non potrà o deciderà di non pagare le rate, gli importi dovuti potranno essere pignorati, ossia prelevati forzosamente alla fonte, con una sentenza di un giudice.
Questo determina che la finanziaria ha le spalle coperte e che può quindi erogare.

Cosa succede quando si va a richiedere il prestito

Sebbene come appena spiegato i redditi in questione sono assimilabili ai redditi da lavoro e da pensione dal punto di vista della loro qualità di essere ammissibili come garanzia per impegnarsi in un finanziamento, le finanziarie avranno un approccio diverso nei confronti dell'inavalido.
Non si tratta di un discorso discriminatorio verso la persona, ci mancherebbe, ma di un differente profilo di rischio da attribuire al credito.
Una finanziaria deve valutare che la persona invalida ha intrinsecamente maggiori possibilità di aggravamento della propria condizione ed è maggiormente esposta a premorienza.
Da un punto di vista del rischio quindi prestare il proprio capitale è più rischioso.
Cosa determina questo?
Che a parità di reddito e di importo richiesto potrebbero essere richieste maggiori garanzie, come ad esempio l'aggiunta di un garante, oppure, sempre a parità di reddito, potrebbero essere erogati importi minori con lo scopo di mantenere la rata più bassa e/o accorciare la durata del piano di rimborso.

Prestito personale e cessione del quinto, entrambi ammissibili

Dato che come spiegato i redditi da assegno ordinario d'invalidità e pensione di inabilità sono assimilabili agli altri redditi da lavoro e pensione ecco che anche le forme di prestito che si possono richiedere sono le stesse.
Il prestito personale, per la sua caratteristica di essere garantito solo dalla firma del richiedente, avrà durate minori e sarà lo strumento idoneo per l'erogazione di importi medio - bassi.
La cessione del quinto sarà invece la soluzione per ottenere importi più elevati, potendo la durata essere lunga fino a dieci anni garantendo così un maggior numero di rate.
Per di più, quest'ultime saranno prelevate direttamente alla fonte costituendo una ulteriori garanzia per la finanziaria che potrà accordare importi più elevati.
Sugli importi ottenbili si utilizzano parametri abbastanza simili, e quindi sarà il rapporto tra quanto si guadagna e la rata che si può pagare a incidere in maniera predominante:
questo rapporto sarà prossimo al 20%, come nella norma, con magari una riduzione nei casi in cui il reddito sia troppo contenuto o il profilo di rischio legato alla malattia particolarmente elevato.
Pubblicato da: Andrea De Magistris - Aggiornato il 01-12-2020




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